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Formare per prevenire la violenza di genere

Il 16 set­tem­bre 2026 l’ISTAT ha dif­fu­so nuo­vi dati sul­la vio­len­za con­tro le don­ne: il 15,3% del­le don­ne ita­lia­ne ha subi­to una vio­len­za fisi­ca o ses­sua­le pri­ma dei 16 anni e oltre 6 milio­ni di don­ne ne han­no subi­ta alme­no una nel cor­so del­la vita (ISTAT, “Vio­len­za con­tro le don­ne dall’infanzia all’età adul­ta – Anno 2025”, 16 set­tem­bre 2026).
Dati che descri­vo­no la dimen­sio­ne di un feno­me­no strut­tu­ra­le, non una serie di epi­so­di isolati.
Rico­no­sce­re dove e come si costrui­sce la vio­len­za è il pun­to di par­ten­za di qual­sia­si inter­ven­to che voglia esse­re utile.
Par­tia­mo da que­sti nume­ri per ripro­por­re un per­cor­so già avvia­to al Vil­lag­gio SOS Ostu­ni: la for­ma­zio­ne sul­la pre­ven­zio­ne e il con­tra­sto del­la vio­len­za di gene­re rivol­ta alle edu­ca­tri­ci, per­ché la pre­ven­zio­ne pas­sa anche da chi accom­pa­gna bam­bi­ni e ragaz­zi ogni giorno.

L’impegno del Villaggio SOS Ostuni

Il Vil­lag­gio SOS Ostu­ni lavo­ra ogni gior­no per acco­glie­re mino­ren­ni in situa­zio­ni di fra­gi­li­tà familiare.

Spes­so, acco­glie­re un mino­re signi­fi­ca acco­glie­re anche il geni­to­re che quel­la fra­gi­li­tà la vive insie­me a lui.

Da que­sto nasce la Casa SOS “L’Abbraccio”: un ambien­te pro­tet­to in cui mol­te don­ne han­no rico­strui­to la fidu­cia in se stes­se e ripro­get­ta­to un per­cor­so di vita auto­no­ma, insie­me ai pro­pri figli.

Ma acco­glie­re non basta.

Ser­ve sape­re cosa guar­da­re. Per capi­re quan­do una don­na che entra in comu­ni­tà ha anco­ra un peri­co­lo alle spal­le, o davan­ti a sé.

A mag­gio 2026 alcu­ne nostre edu­ca­tri­ci han­no par­te­ci­pa­to a un per­cor­so di for­ma­zio­ne spe­cia­li­sti­ca sul­la pre­ven­zio­ne e il con­tra­sto del­la vio­len­za di gene­re. Un work­shop orga­niz­za­to da ASSE APS, gui­da­to dal cri­mi­no­lo­go Andrea Fel­tri, esper­to inter­na­zio­na­le in Scien­ze Cri­mi­no­lo­gi­che e Cri­mi­na­li­sti­che e Giu­di­ce ono­ra­rio al Tri­bu­na­le per i Mino­ren­ni di Lec­ce. Al ter­mi­ne del labo­ra­to­rio abbia­mo chie­sto alle nostre edu­ca­tri­ci di met­te­re per iscrit­to quel­lo che ave­va­no elaborato.

I testi che seguo­no sono quei feed­back: li pub­bli­chia­mo per­ché su que­sti temi la chia­rez­za è già una for­ma di intervento.

Rico­no­sce­re i segna­li precoci

Ho com­pre­so che la vio­len­za di gene­re non nasce improv­vi­sa­men­te, ma si svi­lup­pa attra­ver­so dina­mi­che pro­gres­si­ve di con­trol­lo, mani­po­la­zio­ne e limi­ta­zio­ne del­la liber­tà per­so­na­le, spes­so dif­fi­ci­li da rico­no­sce­re nel­le fasi iniziali. 

-Ales­sia, edu­ca­tri­ce Vil­lag­gio SOS Ostuni

Que­sta osser­va­zio­ne toc­ca uno dei pun­ti più dif­fi­ci­li del feno­me­no. La vio­len­za di gene­re è un con­ti­nuum. Il 31,9% del­le don­ne ita­lia­ne tra i 16 e i 75 anni ha subi­to alme­no una vio­len­za fisi­ca o ses­sua­le nel cor­so del­la vita; tra chi ha già subi­to vio­len­za da bam­bi­na la quo­ta sale al 57,2% (ISTAT, “Vio­len­za con­tro le don­ne dall’infanzia all’età adul­ta – Anno 2025”, 16 set­tem­bre 2026). Aspet­ta­re segna­li evi­den­ti signi­fi­ca inter­ve­ni­re quan­do il dan­no è già consolidato.

Rico­no­sce­re le cosid­det­te red flags (un lin­guag­gio pos­ses­si­vo, l’isolamento pro­gres­si­vo dagli affet­ti, i con­trol­li osses­si­vi) con­sen­te di atti­va­re una rispo­sta pri­ma che la situa­zio­ne dege­ne­ri. Per chi lavo­ra nell’accoglienza, que­sta com­pe­ten­za è lo stru­men­to con cui si leg­ge ogni gior­no quel­lo che le don­ne mostra­no e quel­lo che non rie­sco­no anco­ra a dire.

“Per­ché non si allon­ta­na subi­to” al pri­mo schiaf­fo o insulto?

La rispo­sta è nel­le dina­mi­che psi­co­lo­gi­che e com­por­ta­men­ta­li che strut­tu­ra­no una rela­zio­ne abusante.
La vio­len­za rara­men­te è scop­pio improv­vi­so e immo­ti­va­to, ma mec­ca­ni­smo di sog­gio­ga­men­to sistematico. 

- Doria­na, edu­ca­tri­ce Vil­lag­gio SOS Ostuni

La doman­da più fre­quen­te che chi lavo­ra nell’accoglienza rice­ve non riguar­da il mal­trat­tan­te. Riguar­da la vit­ti­ma: per­ché non se ne va?

È da lì che par­te la rifles­sio­ne di Doria­na. Le vit­ti­me resta­no intrap­po­la­te in un siste­ma che si con­so­li­da nel tem­po. Ero­de l’autostima, la rete rela­zio­na­le e la capa­ci­tà stes­sa di valu­ta­re il rischio.

I dati lo con­fer­ma­no: solo il 10,5% del­le vit­ti­me ha denun­cia­to la vio­len­za subi­ta da part­ner o ex part­ner negli ulti­mi cin­que anni (ISTAT, “La vio­len­za con­tro le don­ne den­tro e fuo­ri la fami­glia – Pri­mi risul­ta­ti Anno 2025”, 21 novem­bre 2025). Il som­mer­so è altis­si­mo. Mol­te don­ne non si rico­no­sco­no come vit­ti­me fin­ché la vio­len­za rag­giun­ge una soglia che non pos­so­no più ignorare.

L’incapacità di ela­bo­ra­re l’abbandono, i pat­tern di attac­ca­men­to insi­cu­ro teo­riz­za­ti da Bowl­by: sono mec­ca­ni­smi leg­gi­bi­li in anti­ci­po. Leg­ge­re in anti­ci­po signi­fi­ca poter inter­ve­ni­re prima.

Il ruo­lo edu­ca­ti­vo nel­la pre­ven­zio­ne primaria

La for­ma­zio­ne mi ha por­ta­to a pen­sa­re anco­ra una vol­ta all’im­por­tan­za del nostro ruo­lo nel­l’ac­com­pa­gna­men­to del­le dia­di mam­ma – bam­bi­no tenu­to con­to del­l’im­por­tan­za del­lo sti­le di attac­ca­men­to che il bam­bi­no svi­lup­pa; abbia­mo il com­pi­to di media­re, sta­bi­li­re con­fi­ni, dare quel­la sicu­rez­za e sta­bi­li­tà che pos­sa­no por­ta­re ad una cre­sci­ta sana dell’individuo e “ripa­ra­re” per quan­to pos­si­bi­le i vis­su­ti con cura, atten­zio­ne e la nostra presenza.

- Fran­ce­sca, edu­ca­tri­ce Vil­lag­gio SOS Ostuni

Altro tema di gran­de rilie­vo e stret­ta­men­te con­nes­so è quel­lo del­la vio­len­za assi­sti­ta. Nel 2025, tra le don­ne che si sono rivol­te al nume­ro 1522 e han­no figli, il 59% rife­ri­sce che i pro­pri figli han­no assi­sti­to alla vio­len­za subi­ta; nel 18,6% dei casi i figli han­no assi­sti­to e l’hanno subi­ta anche diret­ta­men­te (ISTAT, “Il nume­ro ver­de 1522: chi chia­ma, per­ché e cosa rac­con­ta. Anno 2025”, 4 set­tem­bre 2026). I bam­bi­ni che cre­sco­no in con­te­sti vio­len­ti han­no mag­gio­re pro­ba­bi­li­tà di svi­lup­pa­re pat­tern di attac­ca­men­to insi­cu­ro. E il cer­chio si chiude.

Il lavo­ro edu­ca­ti­vo quo­ti­dia­no con le madri accol­te in comu­ni­tà, l’accompagnare la rela­zio­ne madre–figlio, media­re i con­flit­ti, costrui­re rou­ti­ne sta­bi­li, è già una for­ma di pre­ven­zio­ne. È pre­ven­zio­ne con­cre­ta sul­le gene­ra­zio­ni che stan­no cre­scen­do oggi.

La necessità di un coordinamento

È sta­to mol­to uti­le e mi ha aiu­ta­ta a capi­re più a fon­do come la vio­len­za di gene­re sia una vio­la­zio­ne che richie­de un approc­cio siste­mi­co. È sta­to fon­da­men­ta­le per com­pren­de­re l’importanza del lavo­ro di rete tra for­ze dell’ordine, cen­tri anti­vio­len­za e assi­sten­ti socia­li per garan­ti­re una pro­te­zio­ne che sia real­men­te effi­ca­ce e tempestiva.

- Ales­san­dra, edu­ca­tri­ce Vil­lag­gio SOS Ostuni

La rete esi­ste. All’ultimo rile­va­men­to ISTAT dispo­ni­bi­le (anno 2024, comu­ni­ca­to mar­zo 2026), risul­ta­no atti­vi 409 cen­tri anti­vio­len­za in Ita­lia, il 45,6% in più rispet­to al 2017. Il 94,8% appli­ca stru­men­ti stan­dar­diz­za­ti per la valu­ta­zio­ne del rischio. Ma sono i tem­pi a resta­re un pro­ble­ma con­cre­to: solo il 18,7% dei prov­ve­di­men­ti di allon­ta­na­men­to vie­ne otte­nu­to entro 7 gior­ni, e nel 12,3% dei casi i tem­pi supe­ra­no i due mesi (ISTAT, 2024).

In quel las­so di tem­po, chi tute­la una don­na che ha già segna­la­to il pericolo?

La rispo­sta pas­sa dagli ope­ra­to­ri che la cono­sco­no, che han­no visto come vive e come si com­por­ta, che san­no leg­ge­re i cam­bia­men­ti pri­ma che diven­ti­no emer­gen­ze. Il lavo­ro di rete fun­zio­na quan­do ogni atto­re – edu­ca­to­re, assi­sten­te socia­le, for­ze dell’ordine, cen­tro anti­vio­len­za – por­ta un pez­zo di infor­ma­zio­ne che l’altro non ha.

La pre­ven­zio­ne richie­de competenze

Il cam­po del­l’ac­co­glien­za vede per­so­ne che han­no subi­to trau­mi, che vivo­no vul­ne­ra­bi­li­tà, che han­no biso­gno di sup­por­to con­cre­to. Il lavo­ro svol­to dagli edu­ca­to­ri è il pri­mo livel­lo di intervento.

La for­ma­zio­ne è ciò che distin­gue un inter­ven­to pro­fes­sio­na­le da un inter­ven­to fat­to per amo­re o ami­ci­zia. È ciò che per­met­te di atti­va­re sup­por­ti psi­co­lo­gi­ci pri­ma che la situa­zio­ne dege­ne­ri. Gli edu­ca­to­ri sono spes­so il pri­mo e, a vol­te, l’u­ni­co pun­to di con­tat­to pri­ma che una situa­zio­ne diven­ti emergenza.

For­mar­li non è un gesto sim­bo­li­co. È la dif­fe­ren­za tra chi tro­va una via d’u­sci­ta e chi rima­ne intrap­po­la­ta nel ciclo di violenza.

La Casa geni­to­re-bam­bi­no “L’Ab­brac­cio” è acces­si­bi­le tut­to l’an­no per tut­te le per­so­ne che cer­ca­no un luo­go sicu­ro dove rico­strui­re la pro­pria vita insie­me ai pro­pri figli.
Per infor­ma­zio­ni, con­tat­ta­ci o scri­vi a:

📞 0831 339535
✉️ ostuni@sositalia.it

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